Programmazione

Congestione del calendario nel 2026: cosa può davvero controllare lo staff

Scritto da
Team SquadStats
pubblicato il
31 marzo 2026
4 min di lettura

All’International Sports Convention di Londra, il 26 marzo 2026, il sindacato dei calciatori FIFPRO ha riportato il calendario al centro del discorso sulla performance. I dati della sua piattaforma Player Workload Monitoring mostravano che diversi giocatori di Premier League, tra cui Declan Rice, Virgil van Dijk e Morgan Rogers, avevano già superato le 50 presenze nella stagione 2025/26, con una stagione che arriva fino a luglio e, per molti, un Mondiale subito dopo. Il sindacato ha ribadito la richiesta di pause estive minime di quattro settimane, fatte davvero rispettare, seguite da una vera preparazione.

La maggior parte degli staff tecnici non siederà mai nella stanza in cui si compila un calendario. Ma la congestione non è solo un problema del calcio maschile d’élite, e per tutti gli altri la domanda è pratica: quando il calendario è fisso, cosa resta nelle vostre mani?

Cosa mostrano i numeri sul carico

Il report FIFPRO sul carico 2024/25, pubblicato a settembre 2025, ha seguito 1.500 calciatori e confrontato il loro riposo con le raccomandazioni di 70 esperti medici e della performance: 28 giorni di pausa e 28 di preparazione. Solo il 14% dei partecipanti a Euro 2024 ha avuto i 28 giorni di stop completi, e solo il 15% una preparazione sufficiente. Un giocatore, Min-jae Kim, ha affrontato una serie di 73 giorni di partite ravvicinate, con una gara in media ogni 3,6 giorni. Il recupero dopo le finestre delle nazionali era spesso inferiore alle 48 ore.

Il confronto con altre leghe professionistiche è scomodo. Lo stesso report nota che i giocatori NBA e AFL hanno circa 14 settimane di stop tra una stagione e l’altra. Il calcio non ha un minimo garantito equivalente.

Recuperi brevi e rischio di infortunio

I dati più noti vengono dallo studio UEFA sugli infortuni in Champions League. Seguendo 27 squadre per 11 stagioni, Bengtsson e colleghi hanno rilevato che le gare di campionato giocate con quattro giorni di recupero o meno avevano tassi di infortunio più alti di quelle con sei giorni o più: un rischio relativo di 1,09 per tutti gli infortuni e di 1,32 per quelli muscolari, dovuto soprattutto a lesioni di ischiocrurali e quadricipite. La performance della squadra, curiosamente, mostrava poca o nessuna associazione con il carico di partite.

Una revisione sistematica del 2022 pubblicata su Sports Medicine ha aggregato otto studi sul calcio professionistico maschile. La conclusione è sfumata: nei periodi congestionati il rischio di infortunio è, nel complesso, più alto, ma lo stop tende a essere più breve. La congestione sembra produrre più infortuni, molti muscolari e di media entità, più che infortuni gravissimi.

Il calendario si decide sopra la vostra testa. Quello che succede in ogni settimana è ancora vostro.

Le leve che restano allo staff

Se il calendario è fisso, le variabili rimaste sono chi gioca, quanto si allena tra una gara e l’altra, e quanto in fretta lo staff nota che qualcuno non regge. In pratica significa:

  • Segnate ogni gara con quattro giorni di recupero o meno appena esce il calendario. È la definizione usata da quasi tutta la ricerca, e trasforma la vaga sensazione di un mese fitto in un elenco di punti critici precisi.
  • Fate turnover sull’esposizione individuale, non sulla media della rosa. Minuti, corsa ad alta velocità e RPE di seduta si accumulano per giocatore, e sono i titolari fissi a vedere davvero ridursi le finestre di recupero.
  • Trattate i giorni dopo i viaggi e le soste per le nazionali come giorni di recupero di default, perché è lì che FIFPRO ha trovato i recuperi più brevi.
  • Usate i segnali quotidiani a basso costo. Un check-in mattutino su sonno, dolore e umore richiede pochi secondi e cambia più in fretta di qualsiasi test fisico.
  • Proteggete le pause che controllate: la sosta invernale, i giorni dopo una serie di partite e l’inizio della preparazione.

Oltre il calcio professionistico

Le squadre di basket e pallamano che giocano infrasettimanale e weekend, le rose di rugby nei blocchi di torneo e i giocatori del settore giovanile che giocano per due categorie vivono tutti la stessa aritmetica. Gran parte della ricerca viene dal calcio professionistico maschile, quindi trattate le sue soglie come ipotesi di lavoro, non come leggi. La logica di fondo però vale: meno giorni di recupero per partita significano più infortuni muscolari, e il rischio si concentra su chi gioca di più.

Per i club semiprofessionistici e dilettantistici, la congestione ha spesso un altro aspetto: allenarsi dopo una giornata di lavoro, una gara di coppa il mercoledì, una trasferta con tanto viaggio. Gli strumenti sono gli stessi. Sapere dove sono i recuperi brevi, sapere chi porta il carico, e ascoltare presto i giocatori quando dicono di non recuperare.

In SquadStats il calendario della squadra sta accanto al carico sRPE, ACWR, monotonia e strain di ogni giocatore, e il check-in wellness quotidiano genera un avviso quando un giocatore scende sotto la propria base. Le settimane congestionate emergono così giocatore per giocatore, prima di scegliere i convocati della gara successiva.

Fonti

  1. FIFPRO: Player workload in sharp focus at International Sports Convention in London (March 2026)
  2. FIFPRO: New player workload report outlines continuing threats to player health and performance (September 2025)
  3. Bengtsson H, Ekstrand J, Hägglund M. Muscle injury rates in professional football increase with fixture congestion. British Journal of Sports Medicine, 2013
  4. Page RM et al. The Effects of Fixture Congestion on Injury in Professional Male Soccer: A Systematic Review. Sports Medicine, published online 2022

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